Good Men Good Women
Good men good women di Hou Hsiao-Hsien è film conclusivo della trilogia sulla storia di Taiwan, iniziata con A City of Sadness e The Puppetmaster. La narrazione procede teoricamente su tre piani temporali differenti, sovrapponendo continuamente presente e passato, ma in realtà, come vedremo in seguito, siamo sempre nella Formosa contemporanea. Una compagnia cinematografica prepara un lungometraggio sulla resistenza contro i giapponesi in China degli anni quaranta, dove i due protagonisti, Chiang Bi-Yu e Chung Hao-Tung, vengono prima accusati di essere spie nipponiche, e poi, al loro il ritorno in patria, di essere comunisti. L’attrice principale, che dovrebbe avere la parte di Bi-Yu, però, si trova in uno stato psicologico particolarmente instabile, in quanto un uomo misterioso le ha rubato il suo diario che conteneva i dettagli di una sua relazione con un gangster ormai morto. La ragazza inizia cosi allo stesso tempo sia a ricordare le vicende che hanno portato al decesso del fidanzato, sia ad immaginare le scene del film ancora da girare. Descrizione, attraverso la contrapposizione degli ideali dei buoni uomini e delle buone donne, della decadente Taiman odierna o rievocazione degli orrori compiuti dalle generazioni precedenti tramite la realtà alienata del presente ? Tragedia personale che diventa quella collettiva di un paese, o è quella universale del passato dell’isola che crea quella individuale di ogni abitante di Taiwan? Di certo il regista crea una struttura che presenta delle linee convergenti non solo a livello narrativo, ma anche per quanto riguarda la cinematografia, rappresentando il periodo della resistenza con una fotografia in bianco e nero,le sue classiche riprese statiche, la misurata interpretazione dei protagonisti, che consentono di meditare sulla Storia, mentre il presente è un delirio di colori, di luci, di rapide sequenze con la steadycam. di emozioni dirette,visive. Ma le due crisi d’identità da cui il film nasce e si sviluppa, quella di uno stato che è finalmente messo di fronte agli elementi negativi del periodo della sua nascita (e Hou Hsiao-Hsien era stato uno dei primi, subito dopo la fine della censura, ad affrontare la tematica delle persecuzioni anticomuniste degli anni 1950 con A City of Sadness) proprio nel tempo di maggiore prosperità, e quella di una donna, ridotta ad immedesimarsi completamente in uno dei suoi personaggi perché incapace di accettare sé stessa dopo la morte del suo compagno, si riveleranno irrisolvibili.