Paradiso

Maggio 30, 2008 at 9:22 pm (Letteratura Cubana) (, , , )

Paradiso è un romanzo di Josè Lezama Lima, scrittore e studioso cubano. La sua pubblicazione originale in volume risale al 1966, anche se alcuni capitoli erano già stati inseriti in giornali letterari dell’epoca. L’edizione attuale (compresa quella italiana) invece è quella critica del 1988, basata sul manoscritto originale e su confronti filologici con le altre trascrizioni corrette da Lima stesso. Il libro non ha una trama precisa, ma può essere descritto come una sorta di particolare testo di formazione sensoriale e culturale. Tutti gli eventi del libro sono presentati come un cerchio, immagine importante in Paradiso, disposto attorno a Josè Cemì, l’autore da giovane. Si può parlare solo di una multiforme rappresentazione di una misteriosa  struttura poetica interna per le descrizioni della miriade di personaggi presenti nel libro, tutti reali ma al tempo stesso atemporali e assenti, perché flebili proiezioni dell’autore e della Storia (“ai grandi monarchi come San Luigi, Fernando il confessore,…, nei quali la persona giunse a costituirsi in metafora”) Essi discutono continuamente delle prime influenze intellettuali di Lima con lo stesso idioma neobarocco, che procede con un intenso susseguirsi di complessi costrutti sintattici, peraltro ritmicamente accompagnati da un altrettanto arcano narratore che dissolve definitivamente l’apparenza del reale con infinite similitudini. La prima parte del libro si chiude con la morte del padre e dello zio, a cui segue l’introduzione, con una titanica fantasia carnale, del tema dell’omosessualità e dei due personaggi cardine della seconda parte del libro, Focion e Fonesis. Le scene che riguardano l’omosessualità sono particolarmente crude, e provocarono l’intervento della censura all’epoca, ma come sempre per Lima la realtà è un semplice referente a cui immediatamente accostare la sua simbologia esoterica, ed è Fronesis stesso ad affermare che l’omosessualità sia una manifestazione della memoria ancestrale. Questa forte tensione erotica, non del tutto ancora dissolta, sfocia irrimediabilmente in un’orgia grottesca di violenza nella descrizione di rivolta studentesca avvenuta durante la dittatura di Machado. La rievocazione dell’evento è frammentaria e surreale, nel suo dinamismo di figure che si intersecano e dissolvono in uno spazio indeterminato come in un quadro di Paolo Uccello. Ma è solo un breve intermezzo alle interminabili controversie teologiche, filosofiche, storiche di Focion e Fronesis, che rappresentano rispettivamentre l’irrazionalità e la prudenza. In queste discussioni, sospese tra i dilemmi dell’intelletto e le tentazioni della carne (Focion è omosessuale e innamorato di Fronesis), Cemì inizia a sviluppare la sua personalità, tentando timidamente di dialogare con i propri maestri. Questo periodo di iniziazione non è però destinato a durare: Fronesis è costretto ad andarsene per volere del padre, e Focion, impazzito, lo sostituisce con un albero al quale fare un strano rituale girandoci attorno, ma l’albero viene colpito da un fulmine, liberando in questo modo “Focion dall’adorazione della sua eternità circolare”.L’ultima parte del libro è dedicata ai sogni fatti dal protagonista dopo il decesso del padre e alla comparsa di Oppiano Licario, l’ultimo, misterioso, accompagnatore di Cemì ( al quale sarà dedicato l’altro romanzo, incompiuto, di Lima) con il quale finalmente uscirà fuori dal suo Paradiso, ormai pronto ad iniziare il suo cammino di pensatore (“Sentiva di nuovo: ritmo esicastico, possiamo cominciare”). Si conclude con queste parole il testamento spirituale di un uomo che, nonostante si sia mosso dalla sua terra solo due volte, è riuscito a creare uno dei romanzi più significativi del nostro tempo.

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