Il Maestro e Margherita
Il Maestro e Margherita è prima di tutto un’opera di un artista profondamente tormentato, come Kafka e Gogol. L’idea originale risale al 1928, quando Bulgakov scrisse un racconto satirico su una strana visita del diavolo a Mosca, ma come alcune opere dei suoi illustri predecessori il manoscritto venne distrutto dal suo autore. A metà anni 30 Bulgakov riprese la novella, ampliandola notevolmente e sottoponendola a continue revisioni fino alla sua morte, avvenuta nel 1940. La prima (censurata) pubblicazione in Russia non avverrà che a metà anni 60, ma si dovrà attendere un altro ventennio per vedere finalmente pubblicata in URSS l’edizione originale. La prima parte del romanzo è essenzialmente una nuova versione del racconto originale: forse evocato da un’ardita affermazione di un letterato ateo, che nega l’esistenza di dio e del demonio, il diavolo in persona, accompagnato da un a dir poco pittoresco seguito, si rende protagonista di una serie di grotteschi eventi di cui sono vittima figure importanti della burocrazia e dell’arte russa. In questi episodi Bulgakov effettua una feroce satira della società contemporanea, destinando gli eletti del regime (sotto mentite spoglie per i nomi inventati) al ridicolo pubblico, all’internamento, alla morte. L’autore inoltre ambienta il libro in una Mosca descritta precisamente ma al tempo stesso splendidamente surreale, come la Pietroburgo di Bugaev, e dominata da simboli espressionisti come il teatro, il mago, il sogno, la follia. La prima parte del Maestro e Margherita contiene inoltre il processo e la condanna a morte di Jeshua (Gesù in aramaico) da parte di Ponzio Pilato, il quale sarà presente anche in altri capitoli nel secondo libro. Questi racconti su Cristo e il procuratore della Giudea, non aderenti ai vangeli ufficiali, sono stati variamente discussi della critica, anche perché Bulgakov era un cristiano (benchè ortodosso) in un stato ateo. Certamente si tratta di un’allegoria, ma la psicologia delle figure bibliche presenti, come d’altronde la morale del libro, è ambigua, forse volutamente. Nella visione del mondo dell’autore, in cui il bene e il male sono decisi arbitrariamente, non rimane altro che annullarli in una fantasia irrazionale in cui Dio e il Demonio collaborano per trasfigurare una tragica realtà.E’ probabile che si tratti anche di una discussione sulla difficoltà di tramandare correttamente la cultura, sia per quanto riguarda l’artista nel regime sovietico, che si trovava sempre in pericolo di essere censurato, sia per quanto riguarda il messaggio di Cristo (Jeshua stesso, ancora in vita, afferma che gli scritti su di lui sono inesatti). D’altronde, e il finale sembra confermarlo, è chiaro che esiste una sorta di legame autore-personaggio tra Bulgakov e Ponzio Pilato.
Il secondo libro introduce invece le peripezie del Maestro, scrittore ed autore del racconto sulla passione di Gesù che ha personalmente distrutto dopo la mancata pubblicazione, e la sua innamorata Margherita, moglie di un membro dell’alta società russa. In questa seconda parte, che procede parallelamente e poi si congiunge con le malefatte del diavolo e dei suoi compari, Bulgakov continua a decostruire la tradizione letteraria e a introdurre elementi fantastici (mutuati dai romanzi di Ernst Hoffmann), in particolare durante il volo di Margherita e la straordinaria scena del ballo, surreale successione di maschere degna del Poema senza Eroe. Il Maestro sembra, dagli elementi autobiografici, chiaramente l’autore, ma è anche una figura stranamente di secondo piano rispetto a Margherita, la quale riuscirà a salvare il maestro tramite un patto con il demonio, in una misteriosa rievocazione inversa del Faust. Il finale, una sorta di visione mistica degna di Bosch, riserva la redenzione anche a Ponzio Pilato, ma i due protagonisti semplicemente si dirigono verso il loro eterno rifugio, ormai liberi.
A School For Fools
A School For Fools è un libro di Sasha Sokolov uscito nel 1976, e nel 2007 ripubblicato anche in Italia. E’ ampiamente ritenuto il capolavoro di un autore che ha pubblicato altri due libri che spero di leggere prossimamente nonostante non siano facilmente reperibili neanche in inglese: Between Dog and Wolf e Astrophobia. Non ho molte notizie sull’autore, a parte che nel 1975 riuscì finalmente ad uscire dall’Unione Sovietica, dopo una trentina d’anni passati in un paese (Sokolov è nato in Canada) che non riusciva o non voleva capirlo. E, pur non volendo banalizzare un’opera che va sicuramente molto al di là della semplice critica sociale/frustrazione dell’artista, non è certamente difficile accorgersi di tale incomprensione nel libro. Diviso in quattro capitoli, dai nomi tanto evocativi quanto enigmatici (Nymphea, Now, Savl, Testament), School For Fools è uno di quei rari libri capaci di unire una struttura particolarmente interessante e creativa (una sorta di memoriale scritto da un ragazzo il cui particolare stato mentale non sembra capace di interpretare correttamente gli eventi della sua esistenza, finendo per creare diverse identità per ogni suo conoscente, ma proprio per questo cogliendo la totalità del reale) ad un intenso contrasto interiore (lo stesso protagonista ha due personalità, una disordinata e infantile che sottolinea continuamente la bellezza del mondo esterno, ed una più razionale che tenta, spesso inutilmente, di fare ordine negli eventi riportandoli ad un logica a cui evidentemente l’altra personalità è estranea), peraltro scritto in un linguaggio surreale e spesso privo di punteggiatura, per sottolineare ancora di più la mente anormale del protagonista. In questo paesaggio desolato , a cui l’autore tenta in ogni modo di trovare un corrispettivo fantastico (il protagonista paragona i suoi conoscenti a figure leggendarie, a grandi artisti del passato, a personaggi biblici ) per farla uscire dalla sua atroce inesistenza, si muovono ombre che sembrano ferocemente reali quanto più osservate dal ragazzo: un semplice postino (che diventa nella fantasia del protagonista il “Sender of the Wind)”, uno scienziato e un professore perseguitati, una donna anziana che ascolta la voce del marito morto in un grammafono non funzionante, la gente che scrive le sue piccole ossessioni e i suoi desideri con il gesso sui vagoni di un treno.. Ma forse la vera chiave di lettura di questa meravigliosa opera si trova nel secondo capitolo, che ospita “storie scritte sulla veranda”, piccoli racconti amari e disperati, privi di morale, che toccano come la memoria selettiva del protagonista un momento di pura e straordinaria bellezza, per poi dissolversi lentamente ed essere dimenticati..